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Il marito che si impossessa dello smartphone della moglie al fine di reperire prove o comunque avere conferma dell’infedeltà della moglie, commette reato.

Ad affermarlo è una recentissima sentenza della Corte di Cassazione penale del marzo 2021 con la quale è stata confermata la sentenza di condanna di un uomo per il reato di di rapina e lesioni personali nei confronti della moglie.

Il marito si era, infatti, impossessato, con violenza ,del telefono cellulare della moglie, provocandole anche delle lesioni. Rispetto all’accusa di rapina, l’uomo si difende sostenendo la liceità dell’impossessamento del telefono cellulare della moglie sulla base di una sorta di consenso tacito a derivante dalla convivenza. La Cassazione però ricorda l’esistenza di una giurisprudenza piuttosto pacifica e costante secondo la quale l’impossessamento del telefono, contro la volontà della donna integra una condotta antigiuridica e l’ingiusto profitto consiste nell’indebita intrusione nella sfera di riservatezza della vittima con la conseguente violazione del diritto di autodeterminazione della sfera sessuale che non ammette intrusione da parte di terzi e nemmeno da parte del coniuge.

La condanna è per il reato di rapina, anziché quello meno grave di furto perché, in questo caso, è stata utilizzata la violenza per impossessarsi del cellulare. Per la Cassazione, quindi, senza ombra di dubbio, deve essere confermata la sentenza di condanna per rapina.

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