Successioni e testamento

Se una voce sembra vera, un video sembra autentico e una foto appare perfettamente reale… come facciamo a sapere se dietro c’è una persona o un algoritmo?

Fino a pochi anni fa il problema non esisteva.

Oggi, invece, l’intelligenza artificiale è in grado di scrivere articoli, rispondere ai clienti, generare fotografie, clonare voci, creare video realistici e persino simulare persone che non esistono.

Il punto non è più capire se l’intelligenza artificiale verrà utilizzata.

Il punto è capire quando la stiamo utilizzando senza rendercene conto.

Per questo motivo l’Unione Europea ha approvato l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), la prima normativa al mondo che disciplina in modo organico l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Così, dal mese di agosto entra in vigore una nuova fase della normativa, fondata sul seguente principio: se un contenuto è stato creato o modificato dall’intelligenza artificiale, le persone devono poterlo sapere.

Cosa cambia concretamente?

Le nuove disposizioni riguardano principalmente la trasparenza.

In altre parole, chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale dovrà adottare misure per rendere riconoscibile la presenza dell’algoritmo.

Chatbot e assistenti virtuali

Quando una persona interagisce con un sistema di intelligenza artificiale, dovrà essere informata in modo chiaro.

Se stiamo parlando con un chatbot anziché con un operatore umano, dovremmo saperlo.

L’obbligo non si applica soltanto nei casi in cui la natura artificiale dell’interazione sia già evidente dal contesto.

Deepfake

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda i cosiddetti deepfake.

Si tratta di immagini, video o registrazioni audio che riproducono persone reali facendo apparire loro comportamenti, dichiarazioni o situazioni che in realtà non sono mai esistiti.

Chi diffonde questi contenuti dovrà indicarne chiaramente la natura artificiale.

L’obiettivo è contrastare fenomeni sempre più diffusi di disinformazione, manipolazione dell’opinione pubblica e truffe online.

Foto, video e contenuti generati dall’IA

I fornitori di sistemi di intelligenza artificiale generativa dovranno adottare strumenti tecnici che consentano di identificare i contenuti artificiali.

Articoli e testi informativi

Quando un testo destinato a informare il pubblico viene generato o modificato dall’intelligenza artificiale, dovrà essere dichiarato.

Esiste però una significativa eccezione.

Se un essere umano ha effettuato una revisione sostanziale del contenuto e ne assume la responsabilità editoriale, l’obbligo può non trovare applicazione.

Ed è proprio qui che iniziano i problemi interpretativi.

Le zone grigie che faranno discutere

Come spesso accade nel diritto, la difficoltà non è scrivere la regola.

La difficoltà è capire dove finisca la regola e dove inizi l’eccezione.

Che cosa significa, ad esempio, “revisione sostanziale”?

Se un professionista utilizza l’intelligenza artificiale per preparare una bozza e poi la modifica integralmente, deve dichiararlo?

E quando un chatbot è così sofisticato da sembrare una persona reale?

Possiamo davvero sostenere che la sua natura artificiale sia “evidente”?

Sono domande alle quali il regolamento non fornisce risposte definitive.

Con ogni probabilità saranno le autorità di controllo e i tribunali a delineare i confini applicativi della norma nei prossimi anni.

Satira, arte e libertà di espressione

Il legislatore europeo ha cercato di evitare che la trasparenza si trasformi in censura.

Per questo motivo sono previste deroghe specifiche per opere artistiche, cinematografiche, creative e satiriche.

In questi casi l’informazione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve essere presente, ma senza compromettere la fruizione dell’opera.

Le sanzioni

Le conseguenze economiche non sono trascurabili.

Le violazioni degli obblighi di trasparenza possono comportare sanzioni che arrivano fino a:

  • 15 milioni di euro;
  • oppure il 3% del fatturato annuo mondiale dell’impresa, se superiore.

Sono previste inoltre ulteriori sanzioni per chi fornisce informazioni inesatte o fuorvianti alle autorità competenti.

Una tutela necessaria o un nuovo peso burocratico?

Qui il dibattito è apertissimo.

Da un lato esiste l’esigenza concreta di proteggere cittadini, imprese e istituzioni dai rischi della manipolazione digitale.

Dall’altro lato molti osservatori temono che un eccesso di adempimenti possa rallentare l’innovazione europea, soprattutto per professionisti, startup e piccole imprese.

La vera sfida sarà trovare un equilibrio.

Troppa libertà rischia di favorire gli abusi.

Troppa burocrazia rischia di frenare lo sviluppo tecnologico.

Cosa dovrebbero fare fin da subito professionisti e imprese?

Chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale nella propria attività dovrebbe iniziare a:

  • mappare i sistemi utilizzati;
  • verificare se vengono impiegati chatbot o strumenti generativi;
  • predisporre informative adeguate;
  • definire procedure interne di controllo;
  • individuare chi assume la responsabilità finale dei contenuti pubblicati.

L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro.

È già presente nelle nostre aziende, nei nostri telefoni e nelle nostre attività professionali quotidiane.

La vera domanda non è se la utilizziamo.

La vera domanda è se sappiamo utilizzarla nel rispetto delle nuove regole.

E, soprattutto, se siamo in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che appare semplicemente credibile.

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