Comprendere le difficoltà di chi non riesce a pagare è doveroso. Trasformare il proprietario nell’unico ammortizzatore sociale disponibile, però, non è una soluzione.
In Piemonte vengono emesse ogni anno oltre quattromila sentenze di sfratto e più di ottomila famiglie risultano coinvolte o esposte al rischio di perdere l’abitazione. A Torino, secondo i dati riportati dal Corriere della Sera (23 agosto 2026 di Floriana Rullo) grazie, i canoni sarebbero aumentati dell’83% rispetto al periodo precedente alla pandemia, arrivando ad assorbire, in alcune zone, fino alla metà di uno stipendio.
Sono numeri che raccontano una crisi reale. Dietro una morosità possono esserci la perdita del lavoro, una separazione, una malattia o una difficoltà improvvisa. Non tutti gli inquilini morosi sono furbi professionisti.
Ma non tutti i proprietari sono ricchi speculatori con un mazzo di chiavi e il cilindro di Zio Paperone.
Spesso quell’appartamento è stato acquistato pagando un mutuo per anni, rappresenta una pensione integrativa o costituisce l’unica forma di risparmio di una famiglia. E mentre il canone non arriva, continuano ad arrivare imposte, spese condominiali, manutenzioni e rate del finanziamento.
Le due fragilità esistono contemporaneamente. Negarne una non risolve l’altra.
Il costo più sottovalutato è il tempo
La storia del proprietario torinese che non riceve il canone da sedici mesi, nonostante la convalida dello sfratto, dimostra quanto possa essere lunga anche la fase esecutiva.
Proprio per questo, il tempo impiegato prima di iniziare la tutela è l’unico ritardo che il proprietario può davvero evitare.
Nelle locazioni abitative, il mancato pagamento di una mensilità, trascorsi venti giorni dalla scadenza, può già integrare un inadempimento idoneo a giustificare la risoluzione del contratto. Questo non significa intimare lo sfratto automaticamente al ventunesimo giorno. Significa non attendere passivamente tre, sei o dieci mensilità confidando in promesse prive di una data e di un piano verificabile.
La legge, peraltro, conserva la propria dimensione sociale: il conduttore può sanare la morosità e, nei casi previsti, chiedere al giudice un termine per pagare. Avviare tempestivamente la procedura, quindi, non esclude il dialogo né impedisce una soluzione concordata. Impedisce soltanto che il dialogo diventi un rinvio senza fine.
Facciamo il conto
Immaginiamo:
- canone mensile: 750 euro;
- spese che il proprietario continua a sostenere o anticipare: 100 euro;
- perdita economica mensile complessiva: 850 euro.
Il costo dell’attesa diventa:
- dopo 3 mesi: 2.550 euro;
- dopo 6 mesi: 5.100 euro;
- dopo 12 mesi: 10.200 euro;
- dopo 16 mesi: 13.600 euro.
E non abbiamo ancora inserito eventuali danni all’immobile, utenze, manutenzioni, perdita della possibilità di affittare nuovamente e difficoltà nel recuperare il credito da un conduttore divenuto nel frattempo insolvente.
Supponiamo, esclusivamente per fare matematica e non per indicare una tariffa, che il preventivo relativo alla prima fase della tutela e alle spese vive ammonti a 2.500 euro. Il suo equivalente economico è inferiore a tre mesi di attesa:
2.500 ÷ 850 = 2,94 mesi.
Anche ipotizzando costi complessivi successivamente maggiori, sei mesi di inerzia hanno già prodotto una perdita superiore a 5.000 euro.
Il punto non è sostenere che una procedura giudiziaria non costi. Il punto è comprendere che quella spesa è determinabile attraverso un preventivo; il costo dell’attesa, invece, si rinnova ogni mese e spesso diventa irrecuperabile.
Anche una condanna al pagamento delle spese e dei canoni arretrati può restare un credito scritto sulla carta, se il debitore non possiede redditi o beni aggredibili.
Per le locazioni abitative esiste inoltre un effetto fiscale importante: i canoni non percepiti possono essere esclusi dal reddito quando il mancato incasso è comprovato dall’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento. Un’altra ragione per non lasciare la morosità confinata per mesi in una conversazione su WhatsApp.
Che cosa fare al primo mancato pagamento
La reazione più efficace non è necessariamente la più aggressiva. È quella più ordinata.
Occorre anzitutto comprendere la causa del ritardo e verificare se si tratti di un episodio temporaneo oppure dell’inizio di una morosità strutturale. Se esistono concrete possibilità di recupero, si può concordare per iscritto un piano di rientro sostenibile, una temporanea riduzione del canone oppure la risoluzione consensuale con una data certa per il rilascio.
Ogni accordo dovrebbe indicare importi, scadenze e conseguenze dell’eventuale nuovo inadempimento. “Appena posso pago tutto” esprime una speranza, non costituisce un piano.
Parallelamente è opportuno:
- quantificare canoni e oneri insoluti;
- conservare contratto, registrazione, ricevute e comunicazioni;
- inviare una contestazione formale;
- verificare subito la regolarità del contratto;
- ottenere un preventivo scritto e confrontarlo con la perdita mensile;
- in mancanza di un accordo rispettato, avviare senza ulteriori rinvii la procedura.
Nello sfratto per morosità il proprietario può chiedere, insieme alla liberazione dell’immobile, anche un decreto per i canoni già scaduti e per quelli che matureranno fino all’effettivo rilascio.
La locazione irregolare: il risparmio più costoso
Una locazione “in nero” può apparire conveniente soltanto finché tutto procede bene. Quando nasce il conflitto, il presunto risparmio presenta il conto.
Il contratto abitativo deve essere scritto e registrato entro trenta giorni. La mancata registrazione ne determina la nullità. La registrazione tardiva può, in determinate condizioni, sanare retroattivamente la sola omissione; non sana invece un accordo occulto con il quale sia stato stabilito un canone superiore a quello risultante dal contratto registrato.
In quest’ultimo caso il proprietario può trovarsi esposto anche alla restituzione delle somme riscosse in eccedenza.
All’omesso canone si aggiungono così:
- imposta di registrazione non versata;
- sanzioni e interessi;
- possibile accertamento sui redditi non dichiarati;
- contestazioni sulla reale durata e sul contenuto del rapporto;
- eventuali richieste restitutorie del conduttore;
- maggiore incertezza sull’azione giudiziaria da intraprendere.
In regime ordinario, l’omessa registrazione espone oggi a una sanzione pari al 120% dell’imposta dovuta; se il ritardo non supera trenta giorni, la sanzione è pari al 45%, ferma la possibilità di riduzioni mediante ravvedimento quando ne ricorrono le condizioni.
Soprattutto, il proprietario potrebbe non poter utilizzare con la stessa linearità il procedimento speciale di sfratto e dover prima affrontare il problema della validità o della regolarizzazione del rapporto.
La differenza è sostanziale: con una locazione regolare il proprietario parte da un contratto opponibile, da un canone documentato e da una procedura sommaria prevista dalla legge. Con una locazione irregolare sostiene la stessa perdita mensile, alla quale aggiunge il costo fiscale e processuale dell’irregolarità.
Il “nero”, dunque, non è uno sconto. È un debito differito, con interessi e complicazioni incluse.
Tutelarsi senza perdere umanità
Capire le difficoltà di una famiglia non significa poterle finanziare indefinitamente. Quel compito spetta alle politiche abitative, ai sostegni pubblici e ai servizi sociali, non esclusivamente al singolo proprietario.
Una soluzione concordata, quando è realistica, può essere migliore di una lunga esecuzione per entrambe le parti. Ma deve avere numeri, scadenze e garanzie. L’empatia senza confini rischia di non salvare il conduttore e di trascinare nella difficoltà anche il proprietario.
Prima di aspettare ancora un mese, quindi, il calcolo da fare è semplice:
morosità già maturata + perdita mensile futura + spese dell’immobile + conseguenze fiscali, confrontate con un preventivo professionale completo delle diverse fasi possibili.
La speranza è una virtù. Nella contabilità di una locazione, però, è una voce passiva.


