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L’orientamento è nuovo e anticipa la tutela rimessa alla legge di conversione del ddl Codice Rosso.

Secondo una recentissima sentenza della Cassazione penale (n. 30455 del 10 luglio 2019) chi, per vendetta, mette on line video e foto intime della fidanzata per vendetta, commette più reati, diversi tra loro e, precisamente: diffamazione on line, stalking e violazione della privacy.

Linea durissima, quindi, per chi, come nel caso di specie, non accettando la fine della relazione con la fidanzata, offende la reputazione, viola la sua riservatezza e la costringe a subire atti persecutori. L’ex, infatti, non si era limitato a postare le immagini intime, ma aveva anche inserito il numero di cellulare della donna, così da ricevere telefonate da sconosciuti che le proponevano incontri di natura sessuale.

Come spesso succede, anche in questo caso, i giudici anticipano il legislatore che, per il 22 luglio 2019, attende in Senato il via libera definitivo perché il ddl Codice Rosso contro la violenza sulle donne, contenente misure severe anche contro il revenge porn, diventi legge.

 

 

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