Separarsi non significa soltanto mettere fine a una relazione. Significa spesso ripensare la propria vita, quella dei figli, la casa, le abitudini e gli equilibri economici costruiti negli anni.
È normale avere molte domande. Chi rimarrà nella casa familiare? Come verrà organizzata la vita dei figli? Quanto dovrà essere versato per il loro mantenimento? È necessario rivolgersi al Tribunale oppure si può trovare un accordo?
Sono questioni che meritano risposte chiare, soprattutto quando alle preoccupazioni personali si aggiungono quelle giuridiche.
Lo Studio Legale Antisso Commisso, con sedi a Torino e Ciriè, assiste i propri clienti nelle procedure di separazione, divorzio e nelle controversie familiari, anche presso il Tribunale di Ivrea, principalmente, ma pure in Piemonte e in tutta Italia.
Il nostro metodo parte da una convinzione: conoscere i propri diritti è il primo passo per evitare decisioni affrettate e conseguenze che possono durare anni.
Separazione consensuale e giudiziale: quale conviene?
Non tutte le separazioni devono necessariamente trasformarsi in una battaglia giudiziaria.
Quando i coniugi riescono a raggiungere un accordo, la separazione consensuale permette di definire congiuntamente le condizioni economiche e familiari.
L’accordo può disciplinare il mantenimento dei figli, i tempi di frequentazione con ciascun genitore, l’assegnazione della casa familiare, gli eventuali obblighi economici tra coniugi e altre questioni patrimoniali.
Quando invece manca un’intesa, è possibile ricorrere alla separazione giudiziale, affidando al Tribunale la decisione sulle questioni controverse.
Ma attenzione: raggiungere un accordo non significa necessariamente aver raggiunto un buon accordo.
Prima di sottoscriverlo è importante conoscerne le conseguenze giuridiche ed economiche, soprattutto quando sono coinvolti figli minori o situazioni patrimoniali complesse.
Dopo quanto tempo si può divorziare?
Una delle domande più frequenti riguarda il tempo che deve trascorrere tra separazione e divorzio.
La legge n. 55 del 2015 ha introdotto il cosiddetto divorzio breve.
In via ordinaria, i termini sono:
- Sei mesi in caso di separazione consensuale.
- Dodici mesi in caso di separazione giudiziale.
La decorrenza viene individuata secondo le modalità stabilite dalla legge, anche in relazione alla procedura utilizzata.
La riforma del processo civile ha inoltre reso possibile, in presenza dei requisiti previsti, proporre congiuntamente le domande di separazione e divorzio nell’ambito dello stesso procedimento.
Non significa che separazione e divorzio vengano pronunciati contemporaneamente o automaticamente: per ottenere il divorzio devono comunque sussistere le condizioni di legge.
È possibile separarsi o divorziare senza una causa?
Sì. E in molti casi vale la pena valutare questa possibilità.
Attraverso la negoziazione assistita, i coniugi possono raggiungere un accordo con l’assistenza di almeno un avvocato per ciascuna parte, anche quando vi siano figli minori, nel rispetto delle procedure e dei controlli previsti dalla legge.
In determinate situazioni è possibile procedere anche davanti all’ufficiale dello stato civile, purché siano soddisfatti i requisiti normativi.
La scelta della procedura dipende dalla situazione concreta.
Non sempre la strada apparentemente più veloce è anche quella più adatta. Una valutazione preventiva permette di considerare tempi, costi, rischi e conseguenze dell’accordo.
Figli, affidamento e mantenimento
Una coppia può smettere di essere tale, ma la responsabilità genitoriale continua.
L’interesse dei figli deve rimanere il riferimento fondamentale nelle decisioni che riguardano la loro vita.
L’affidamento condiviso rappresenta il modello ordinario previsto dalla legge, salvo che risulti contrario all’interesse del minore. Questo, però, non significa automaticamente dividere il tempo dei figli in parti uguali tra i genitori.
Occorre valutare le loro esigenze, le abitudini, la scuola, i rapporti familiari e le effettive possibilità organizzative di ciascun genitore.
Anche il mantenimento non viene stabilito attraverso un calcolo uguale per tutti. Devono essere considerati diversi elementi, tra cui le esigenze dei figli, le risorse economiche dei genitori e i criteri previsti dalla legge.
Lo Studio assiste i propri clienti sia nella definizione iniziale delle condizioni sia nelle successive richieste di modifica, quando sopravvengano circostanze rilevanti.
Chi rimane nella casa familiare?
Un altro tema particolarmente delicato riguarda l’abitazione.
Molti ritengono che la casa spetti necessariamente a chi ne è proprietario oppure al coniuge economicamente più debole.
Non è così.
L’assegnazione della casa familiare risponde principalmente, quando ne ricorrono i presupposti, all’interesse dei figli a conservare il proprio ambiente domestico.
Deve inoltre essere distinta dalla proprietà dell’immobile, che non viene trasferita per effetto dell’assegnazione.
Proprio per questo, prima di assumere decisioni sulla casa familiare, è importante esaminare attentamente la situazione.
E quando finisce una convivenza?
La fine di una convivenza può sollevare questioni altrettanto complesse.
In presenza di figli, i diritti e i doveri dei genitori non dipendono dall’esistenza di un matrimonio.
Possono inoltre sorgere questioni relative all’abitazione, ai beni acquistati insieme e ai rapporti economici intercorsi durante la convivenza.
La legge n. 76 del 2016 prevede, a determinate condizioni, anche una tutela alimentare in favore dell’ex convivente che versi in stato di bisogno.
Non si tratta di un assegno di mantenimento automaticamente riconosciuto, ma di una misura soggetta a specifici presupposti.
Prima di affrontare una causa, valutiamo insieme la situazione
L’avv. Monica Commisso, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Torino dal 2005, si occupa, fra le altre materie, di diritto di famiglia e controversie civili.
L’attività dello Studio Legale Antisso Commisso si fonda sulla valutazione concreta delle problematiche rappresentate dal cliente.
A volte è possibile risolvere una controversia attraverso un accordo. Altre volte è necessario ricorrere al Tribunale.
La questione, tuttavia, non è soltanto stabilire chi abbia ragione.
È anche comprendere quali risultati siano concretamente perseguibili, a quali condizioni e con quali possibili conseguenze.
Quanto costa una consulenza legale per separazione o divorzio?
Il compenso per una consulenza legale ordinaria è di € 220,00 oltre accessori di legge.
Nel corso dell’incontro vengono esaminate le questioni rappresentate dal cliente, illustrati i principali profili giuridici e valutate le possibili soluzioni.
Se il rapporto professionale si esaurisce con la consulenza, tale importo costituisce il compenso per il parere reso.
Se invece il cliente decide, anche successivamente, di affidare allo Studio un incarico giudiziale o stragiudiziale relativo alla medesima questione, i € 220,00 già versati vengono riconosciuti a titolo di acconto sul compenso del nuovo incarico, che sarà oggetto di apposito preventivo.
L’acconto non ha scadenza temporale. È sufficiente che il cliente segnali la precedente consulenza al momento del conferimento dell’incarico, consentendo allo Studio di ricondurre il pagamento alla medesima questione.
La consulenza rimane quindi una prestazione professionale autonoma, ma il relativo compenso non viene richiesto una seconda volta quando il cliente conferisce mandato per la stessa vicenda.
Studio Legale Antisso Commisso: contatti
Torino
Via Claudio Beaumont, 2 – 10143 Torino
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Email: info@studiolegaletorino.info
Le consulenze possono svolgersi in presenza oppure a distanza, previo appuntamento.
Prima di scegliere come affrontare una separazione, scegli di conoscere i tuoi diritti.
Contenuto informativo aggiornato a novembre 2026. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono la valutazione professionale del singolo caso.

