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Un padre, un figlio ed un’azienda.

Da una parte c’è chi lascia un’impresa a cui ha dedicato un vita. D’altra c’è chi vorrebbe essere autonomo. In mezzo vi è un’azienda da continuare a gestire.

Il passaggio generazionale consiste in una fase molto delicata. Secondo i dati Eurispes, infatti, solo 3 casi su 10 vanno in porto.Più frequenti, invece, sono il fallimento o la vendita a terzi.

Non è detto, infatti, che i figli abbiamo le stesse doti imprenditoriali dei genitori.

Per contro, spesso i genitori lasciano le aziende in difficoltà, senza nemmeno aver tentato di mettere a posto i conti.

Gestire al meglio il passaggio generazionale, non solo è necessario, ma anche possibile.

Qualche consiglio.

  1. Occorre pensare per tempo, ovvero qualche anno prima di andare in pensione, come e quando lasciare l’azienda ai figli.
  2. Il passaggio non va imposto, ma preparato per gradi.
  3. Farsi aiutare da uno o più consulenti.

Le soluzioni.

Ogni caso è diverso da un altro e merita soluzioni diverse a seconda degli scopi che si vogliono raggiungere.

C’è infatti chi non rinuncia, anche nel “passare” l’azienda ai figli, ad educare. E’ quello che fanno gli imprenditori che decidono di vendere l’impresa ai propri discendenti. Il fine è di far riflettere a fondo su ogni scelta ed ogni spesa rendendo i figli consapevoli del fatto che non è mai possibile prendere nulla alla leggera.

C’è, invece, che preferisce utilizzare soluzioni più dinamiche ed innovative, rivolgendosi ai patti di famiglia, al trust oppure alle polizze assicurative.

Gli strumenti sono tanti, l’obiettivo uno: quello di far sopravvivere l’azienda di famiglia, anche difronte alle criticità dovute agli aspetti psicologici dell’operazione.

Il segreto? La pianificazione. Una dote che dovrebbero avere tutti gli imprenditori.

 

 

 

 

 

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