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Il maltempo dei giorni scorsi, con il forte vento e la pioggia battente, ha creato numerosi danni e disagi alle attività commerciali, alle abitazioni, ai siti agricoli, ai servizi ed alle persone.

Molti Comuni d’Italia sono stati costretti a sollecitare la richiesta dello stato di emergenza e di calamità naturale.

Trattasi di atti dovuti, volti ad affrontare situazioni, anche minime, che le Regioni non riescono a sostenere autonomamente.

Ai sensi della L. n.225 del 24 febbraio 1992 (Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile), una volta deliberato lo stato di emergenza, vengono individuate le risorse finanziarie destinate ai primi interventi di emergenza, come l’assistenza alla popolazione, il ripristino del funzionamento dei servizi pubblici e delle infrastrutture e la riduzione del rischio residuo. Si provvede quindi ad una ricognizione dei danni, pubblici e privati, che verranno valutati dal Consiglio dei Ministri per decidere se e quante ulteriori risorse stanziare per il risarcimento dei danni patiti.

Lo stato di calamità naturale, invece, riguarda il settore agricolo e attiene soprattutto alla problematica dei rimborsi e del sostegno economico.

Esiste poi la questione della caduta di un albero.

In caso di danni materiali, di morti o di feriti, chi dovrebbe pagare il danno causato dalla caduta di un albero?

Per la legge, il responsabile è colui che ha la custodia del bene ovvero, in questo caso dell’albero.

Per non rispondere di questi danni, chi ha la custodia dell’albero, a propria discolpa, invoca il caso fortuito o la causa di forza maggiore, vale a dire, gli eventi atmosferici straordinari.

Trattasi peraltro di una scappatoia che non trova sempre fondamento perché, in seguito ad una valutazione tecnica, si potrebbe scoprire che il crollo è riconducibile a patologie della pianta, ad errori di piantagioni o di manutenzione.

Cosi, pur a fronte di eventi atmosferici eccezionali ed imprevedibili, nel caso di caduta di un singolo albero, la tesi del caso fortuito o della causa di forza maggiore diventa improponibile, in quanto di alberi a terra se ne dovrebbero trovare decine o centinaia.

In tutti questi casi di: stato di emergenza, stato di calamità e caduta di un albero, ci si domanda, come si fa chiedere il risarcimento del danno?

La documentazione dei danni subiti è fondamentale per ottenere il risarcimento.

Innanzitutto, è vivamente consigliato scattare delle foto dello stato dei luoghi in cui è avvenuto il fatto e dei danni subiti (es. dell’auto colpita dalla caduta di un albero). Attenzione a datare le immagini, magari includendo nel campo una persona che sorregge un quotidiano uscito nel giorno dello scatto.

Per rafforzare la credibilità della richiesta, è opportuno raccogliere delle testimonianze sottoscritte e corredate da carta di identità e codice fiscale con recapiti telefonici dei testimoni.

Se si sono subite delle lesioni, è fondamentale conservare tutta la documentazione medica, dal verbale di pronto soccorso, alle cartelle cliniche, dalle spese mediche e delle fatture rilasciate per le visite. Terminata la malattia, è opportuno sottoporsi ad una visita medico legale per accertare il danno biologico patito.

Per i danni materiali, è necessario procedere alla loro stima, attraverso preventivi e/o fatture in caso di riparazione.

Fondamentale è poi ricordare l’esistenza di formalità e di termini di legge da rispettare (in relazione a prescrizioni e decadenze) per inoltrare le proprie richieste e diffide.

Il consiglio più importante è, pertanto, quello di non perdere tempo e di rivolgervi subito al vostro legale di fiducia per non rischiare di perdere ogni speranza di risarcimento del danno.

 

 

 

 

 

 

 

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